L'unico lato negativo di questo film è che, visto che ora i supereroi vanno di moda, ti trovi ogni volta la sala gremita di imbecilli che ridono tantissimo o applaudono a ogni battuta od esplosione e che ovviamente non capiscono una mazza nè di cinema nè di supereroi. E che con tutta probabilità non sanno nemmeno quanti "Batman" siano stati girati (anche se con gli "Spiderman" si va sul sicuro). Siamo sempre a cavallo dell'onda psicologica e malinconica di "Batman begins", ben diversa da quella più circense e patinata dei precedenti. Un cast di assoluto spessore rende giustizia ad ogni personaggio, anche se, come al solito, c'è il problema della bella. Ci siamo sbarazzati della cozza insopportabile della pellicola precedente e ci siamo ritrovati con una un pelo meno fastidiosa ma che ha mollato il nostro eroe. Analizziamo la cosa: non solo il tuo uomo è un fottutissimo supereroe (anche se pare non gli piaccia essere chiamato così), ma, mettiamo anche non lo fosse, è un plurimiliardario, che forse (e dico forse) non è il più bello del mondo, ma di sicuro è il più bello di Gotam, che ti ama come solo i supereroi amano le loro belle. E tu lo molli. Perchè è un fottutissimo supereroe. Amica, ti meriti proprio di essere rapita da uno psicopatico e legata in una stanza piena di taniche di benzina pronte ad esplodere. E questo ci riporta direttamente al nostro tributo: anche se questa moda degli attori belli che fanno ruoli in cui si imbruttiscono per far vedere che sono bravi un po' mi irrita, il Joker di Heat Ledger è decisamente uno dei migliori "villain" della storia, per nulla oscurato dall'altro nemico nascente nella pellicola. Penso che non ci sia molto da aggiungere, se non il consiglio di andarlo a vedere, e di leggersi, su Wikipedia, la geniale campagna pubblicitaria creata per il lancio americano del film.
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giovedì 24 luglio 2008
Il cavaliere oscuro, ovvero un tributo al figlio del Patriota.
L'unico lato negativo di questo film è che, visto che ora i supereroi vanno di moda, ti trovi ogni volta la sala gremita di imbecilli che ridono tantissimo o applaudono a ogni battuta od esplosione e che ovviamente non capiscono una mazza nè di cinema nè di supereroi. E che con tutta probabilità non sanno nemmeno quanti "Batman" siano stati girati (anche se con gli "Spiderman" si va sul sicuro). Siamo sempre a cavallo dell'onda psicologica e malinconica di "Batman begins", ben diversa da quella più circense e patinata dei precedenti. Un cast di assoluto spessore rende giustizia ad ogni personaggio, anche se, come al solito, c'è il problema della bella. Ci siamo sbarazzati della cozza insopportabile della pellicola precedente e ci siamo ritrovati con una un pelo meno fastidiosa ma che ha mollato il nostro eroe. Analizziamo la cosa: non solo il tuo uomo è un fottutissimo supereroe (anche se pare non gli piaccia essere chiamato così), ma, mettiamo anche non lo fosse, è un plurimiliardario, che forse (e dico forse) non è il più bello del mondo, ma di sicuro è il più bello di Gotam, che ti ama come solo i supereroi amano le loro belle. E tu lo molli. Perchè è un fottutissimo supereroe. Amica, ti meriti proprio di essere rapita da uno psicopatico e legata in una stanza piena di taniche di benzina pronte ad esplodere. E questo ci riporta direttamente al nostro tributo: anche se questa moda degli attori belli che fanno ruoli in cui si imbruttiscono per far vedere che sono bravi un po' mi irrita, il Joker di Heat Ledger è decisamente uno dei migliori "villain" della storia, per nulla oscurato dall'altro nemico nascente nella pellicola. Penso che non ci sia molto da aggiungere, se non il consiglio di andarlo a vedere, e di leggersi, su Wikipedia, la geniale campagna pubblicitaria creata per il lancio americano del film.
martedì 15 luglio 2008
Maratona.
Visto il successone che hanno le mie recensioni su questo blog, sarò breve e metterò due film in un post solo. Come tutti i partecepanti (e non) ben sanno, mercoledì scorso ci siamo chiusi dentro al cinema per vedere, nell'ordine "Ken il guerriero: la leggenda di Hokuto" e "Wanted". Sorvolando sui problemi organizzativi e gestionali le impressioni sono le seguenti.
"Ken il guerriero: la leggenda di Hokuto"
Sapevo di rischiare clamorosa delusione ma sovo comunque andata piena di speranze. Per prima cosa la saggia decisione di imboscare il mio tatuaggio sotto una maglietta per evitare i: "seeeeeeeh" e i:"noooooooooo" della massa di nerd presenti, e come seconda i suddetti nerd che si ripassavano trama e albero genealogico di tutte e tre le serie in fila per i biglietti. A parte l'atmosfera carica di infantile eccitazione per vedere il proprio cartone preferito (mi capitava anche con Sailor Moon), la riuscita è schizofrenica. Da un lato coerenza a dir poco maniacale con la trama e i dialoghi, nonchè con i disegni e le inquadrature, dall'altro personaggi inesistenti, personaggi mancanti, pasticci vari con la storia, nonchè grafica e proporzioni che cambiano ogni inquadratura per ricordarci che sono realizzati da mani diverse. Senza contare un paio di clamorosi doppi sensi a sfondo sessuale che hanno fatto esplodere la sala al completo, il che è di un certo rilievo visto che lo spettatore medio col sessoci ha presumibilmente molto poco a che fare. Attendiamo con preoccupazione i quattro capitoli successivi, e con ansia la giunta di un vero Ken.
Il commento che più frequentemente si è sentito rieccheggiare in sala è stato: "che cazzata". Perchè se dal trailer può risultare figo che i protagonisti siano dei killer al servizio del "fato" i produttori si guardano bene dall'accennare al fatto che il fato si esplica attraverso un telaio, che inserisce il nome del condannato nella tela attraverso un codice binario calcolato sugli errori di sovrapposizione tra trama e ordito. Che già detto così oltre ad essere surreale è incredibilmente palloso. Per non parlare del protagonista, finto-sfigato-ma-che-in-realtà-è-figo-che-se-poi-guardi-bene-alla-fine-non-lo-è (genere che personalmente detesto), affiancato da un consumatissimo Morgan Freeman nel consumatissimo ruolo di mentore che interpreta con una frequenza snervante, e da una Angelina Jolie sempre supergnocca ma decisamente troppo grande per i ruoli da "cattiva ragazza". Si salvano un paio di uscite divertenti e di inseguimenti assurdi-ad-arte. Concludiamo con il genere di soprannomi che va in questo film: Mr. X e Cross (uhu, gli antagonisti), Fox, Gunsmith, il Macellaio. Per dire eh.
"Ken il guerriero: la leggenda di Hokuto"
Sapevo di rischiare clamorosa delusione ma sovo comunque andata piena di speranze. Per prima cosa la saggia decisione di imboscare il mio tatuaggio sotto una maglietta per evitare i: "seeeeeeeh" e i:"noooooooooo" della massa di nerd presenti, e come seconda i suddetti nerd che si ripassavano trama e albero genealogico di tutte e tre le serie in fila per i biglietti. A parte l'atmosfera carica di infantile eccitazione per vedere il proprio cartone preferito (mi capitava anche con Sailor Moon), la riuscita è schizofrenica. Da un lato coerenza a dir poco maniacale con la trama e i dialoghi, nonchè con i disegni e le inquadrature, dall'altro personaggi inesistenti, personaggi mancanti, pasticci vari con la storia, nonchè grafica e proporzioni che cambiano ogni inquadratura per ricordarci che sono realizzati da mani diverse. Senza contare un paio di clamorosi doppi sensi a sfondo sessuale che hanno fatto esplodere la sala al completo, il che è di un certo rilievo visto che lo spettatore medio col sessoci ha presumibilmente molto poco a che fare. Attendiamo con preoccupazione i quattro capitoli successivi, e con ansia la giunta di un vero Ken.
Il commento che più frequentemente si è sentito rieccheggiare in sala è stato: "che cazzata". Perchè se dal trailer può risultare figo che i protagonisti siano dei killer al servizio del "fato" i produttori si guardano bene dall'accennare al fatto che il fato si esplica attraverso un telaio, che inserisce il nome del condannato nella tela attraverso un codice binario calcolato sugli errori di sovrapposizione tra trama e ordito. Che già detto così oltre ad essere surreale è incredibilmente palloso. Per non parlare del protagonista, finto-sfigato-ma-che-in-realtà-è-figo-che-se-poi-guardi-bene-alla-fine-non-lo-è (genere che personalmente detesto), affiancato da un consumatissimo Morgan Freeman nel consumatissimo ruolo di mentore che interpreta con una frequenza snervante, e da una Angelina Jolie sempre supergnocca ma decisamente troppo grande per i ruoli da "cattiva ragazza". Si salvano un paio di uscite divertenti e di inseguimenti assurdi-ad-arte. Concludiamo con il genere di soprannomi che va in questo film: Mr. X e Cross (uhu, gli antagonisti), Fox, Gunsmith, il Macellaio. Per dire eh.
sabato 12 luglio 2008
La notte non aspetta.
giovedì 26 giugno 2008
Surf nazis must die.
Non è propaganda politica, ma il titolo del film più brutto della storia. E dall'alto di questa onorificenza fu presentato con immensa faccia di bronzo al Festival di Cannes del 1987. La trama, già alquanto confusa, e resa ancora più ermetica dai dialoghi banali, dalla pessima recitazione e dal doppiaggio se possibile ancora più scadente. Pressapoco è questa: la California è stata colpita da un tremendo terremoto ed è dominata da bande di surfisti. Un po' "Hokuto no Ken", un po' "I guerrieri della notte" (la scena della riunione tra bande è IDENTICA). E chi domina i surfisti? I nazisti ovviamente, una varipinta banda di disadattati con qualche problema a disegnare la loro effige uncinata dal lato giusto. Tra i membri abbiamo immancabilmente il Boss e il Troione (detti Adolf e Eva, per originalità), il tuttofare, quello che non parla, quello con la mano mangiata dallo squalo e il ragazzino che deve scappare dalla (temibilissima) mamma per compiere le nazi-scorribande. Ma, arrivando al clou della trama, nonchè del titolo, chi è che li vuole morti? Nientemeno che una magistrale Big Mama, desiderosa di vendicare l'amato figlio, che, dopo essere entrata in scena nell'intento di tagliare il ramo di un albero con la motosega (giuro), si arma di pistole e granate e inizia la caccia. E se tutto ciò non è già abbastanza terribile possiamo aggiungere che lo scenario postapocalittico più che la California ricorda Comacchio a Novembre: nebbia a tutto spiano e non un passante-comparsa in tutto il film. Aggiungiamo poi anche lo stereotipo asiatico: la banda giapponese (issa una inconfondibile bandiera) si allena nel Tai-Chi intorno a una pagoda sulla spiaggia. Pagoda? Ebbene si. Come dicevo prima il personaggio più temibile del film è (dopo la Big Mama) senz'altro l'altra mamma, che sbuca della finestra da cui il figlio tenta di sgattaiolare via con tanto di torcia. I nazisti, dal canto loro, si difendono salutandosi con frasi del tipo "Sieg Heil, topi di fogna!" o predicendo l'arrivo di fantomatiche navi da guerra sulle loro spiagge (un po' alla Bladerunner se vogliamo). Ma penso che nessun'altra parola possa valere più del trailer...
martedì 25 marzo 2008
"Se sposi una scimmia non puoi lamentarti dell'odore di banana."
Uno va a vedere un film pensando sia una cosa in stile "Scarface", con Mark "uomo mutanda" Wahlberg (che nemmeno si spoglia) e invece esce dal cinema con una infarcita di buoni sentimenti e di massime improbabili. Nonostante la promettente scena iniziale dove Eva Mendes si ravana compiaciuta nelle mutande al cospetto del suo boy (Joaquin Pheonix) sulle note di Blondie. Voto tre "istillini", quantomeno per la rivelazione trash: nello stemma del leggendario NYPD spicca nientemeno che un tacchino.
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